domenica 20 dicembre 2015
Giardini
Questo è il mio mini-giardino d'inverno. In attesa che le orchidee nell'angolo decidano con calma di fiorire.
Sai Lino, oggi e ieri non mi sei quasi mai mancato. Era come se tu fossi lì, seduto su una poltrona a guardarci sorridendo. Solo non ce l'abbiamo fatta a cantare, sarebbe stato troppo.
Poi, sul binario tre della stazione di Poggio Rusco, cui mi accompagnavi di solito, ho capito che irrimediabilmente non ci saresti più venuto, a prendermi e a portarmi. Ma lo capisco a piccole dosi, che tutto insieme è troppo.
Dicevo a uno degli amici, di quel piccolo balzo di gioia che mi sopraggiunge, quando rivedo la compagnia di Sermide. E osservavo i gesti accurati e naturali del piantare il ciliegio. Con quel parlare tra amici, tra amiche. Sorridenti e pensandoti.
Oggi mi sono ricordata anche della mia nonna quasi adottiva, Rosina. Che veniva da Cento, poco più in là del luogo in cui eravamo. Delle storie che ci raccontava. Lei che non era una nonna sdolcinata. Qualche coccola sì ogni tanto. ma soprattutto si poteva stare da lei delle ore, sfogliando riviste e osservando gli oggetti che invadevano la sua casa minuscola. Credo che io, mia sorella e mio fratello potremmo ripetere a memoria cosa c'era in quel salotto, cucina, soggiorno di forse quattro metri per cinque. Che esploravamo e quasi studiavamo, perché ci sembrava che ogni angolo contenesse dei mondi speciali.
Era il suo sguardo protettivo su di noi, che la faceva essere un posto sicuro. Un porto, davanti ad avvenimenti che non potevamo controllare. E come avrà saputo quella volta, quella volta che ragazzini presi nei loro giochi di crescita mi avevano circondato, intrappolato in un cerchio da cui non sapevo uscire? Lei è arrivata su dalle scale del paese di lago correndo, me la ricordo con la gonna lunga e il grembiale. E sono scappati tutti, come merli scacciati.
E uno dei miei più grandi amici anche lui è nato dalle parti di Ferrara, da quelle zone lì. Oggi non mi chiedo nemmeno più come mai, i fili trasparenti che uniscono le vite, mi hanno fatto trovare una parte della mia casa girovaga proprio qui, nella bruma nebbiosa della pianura di Rodiana.
Dunque il giardino di Lino eccolo qui. Il posto porto sicuro cui tornare, costruendo amicizie senza scopo e senza parentela. Amicizie che si irradiano di persona in persona in moto continuo. Senza che ogni volta si debba capire.
martedì 3 novembre 2015
Sabato sono andato nel bosco. Come in ogni periodo dell'anno i versanti rivolti a nord sono più umidi, scuri. In un mattino di ottobre, il versante nord del bosco è fradicio di rugiada. Mi sono fermato in un punto del bosco e mi sono messo ad ascoltare. Il silenzio era totale. L'unico rumore era quello che ogni singola foglia faceva appena dopo avere deciso di staccarsi dall'albero. Il rumore che faceva urtandone altre, prima che cadendo a terra. Ma il bosco non amplifica solo i rumori, ma anche i colori. Chiunque nell'immaginazione attribuirebbe al bosco in autunno una precisa, definita paletta di colori, dal giallo al rosso, dal marrone al nero. E invece, pure nelle foglie morte, il blu e il verde. In ogni luogo si trova sempre più di quello che si possa pensare prima di andarci.
lunedì 25 giugno 2012
Il giardino è trascurato
Il Giardino è molto trascurato, ultimamente.
Il 2012 non è stato un buon anno; è cominciato male (la protesi al femore di mammarosa), proseguito peggio (l'ospedale di Ugo), poi il terremoto....e siamo solo a giugno.
Bossi non è più il guardiano del Giardino, è stato rapito. Non se ne sa più nulla da oltre due mesi.
Che sia una coincidenza? D'un tratto quel piccolo angolo di mondo ha cambiato fisionomia, sembra più vuoto.
Per il primo anno anche il taglio dell'erba è diventato un problema. Dopo la drastica potatura di rimodellazione delle piante, ci sono ancora in giro cumuli di ramaglie da rimuovere e poco tempo per farlo. Le vibrazioni del terremoto hanno schiantato alla radice alcuni alberi che hanno lasciato una ferita aperta. La casa non ha avuto danni rilevanti, solo una "rete" di crepine, come le rughe di un viso vecchio. Del resto è normale, ha almeno duecento anni e, anche se è stata "curata" come una di famiglia, anche per lei il tempo non è passato invano.
Complessivamente il Giardiniere è triste.
Speriamo in tempi migliori.
Giorni fa ho rivisto un bel tramonto, di quelli "rosso fuoco" e, novello Rossello (Via col vento) mi sono sentito dire.....ma domani sarà un altro giorno!
Il 2012 non è stato un buon anno; è cominciato male (la protesi al femore di mammarosa), proseguito peggio (l'ospedale di Ugo), poi il terremoto....e siamo solo a giugno.
Bossi non è più il guardiano del Giardino, è stato rapito. Non se ne sa più nulla da oltre due mesi.
Che sia una coincidenza? D'un tratto quel piccolo angolo di mondo ha cambiato fisionomia, sembra più vuoto.
Per il primo anno anche il taglio dell'erba è diventato un problema. Dopo la drastica potatura di rimodellazione delle piante, ci sono ancora in giro cumuli di ramaglie da rimuovere e poco tempo per farlo. Le vibrazioni del terremoto hanno schiantato alla radice alcuni alberi che hanno lasciato una ferita aperta. La casa non ha avuto danni rilevanti, solo una "rete" di crepine, come le rughe di un viso vecchio. Del resto è normale, ha almeno duecento anni e, anche se è stata "curata" come una di famiglia, anche per lei il tempo non è passato invano.
Complessivamente il Giardiniere è triste.
Speriamo in tempi migliori.
Giorni fa ho rivisto un bel tramonto, di quelli "rosso fuoco" e, novello Rossello (Via col vento) mi sono sentito dire.....ma domani sarà un altro giorno!
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