Per aggiornare questo giardino che sta diventando silenzioso, ma non per questo meno frequentato :-)
domenica 24 ottobre 2010
mercoledì 13 ottobre 2010
..alcuni vasetti piccini piccini...
Oggi il giardiniere e la giardiniera hanno fatto la gelatina col succo delle melagrane.La produzione dell'albero a margine del giardinodilino non era sufficiente, allora ci è venuta in soccorso l'amica Elena che ci ha regalato alcune di quelle del suo giardino (giardinodielena, che ancora non esiste).
....giardini di tutto il mondo unitevi....
I coatti hanno sgranato tutto il pomeriggio per ottenere due litri di succo dal quale si sono materializzati ben otto vasini da 150 gr.
Vi voglio dare la ricetta:
20 melagrane mature, circa 100.000 chicchi,
1 kg. di zucchero,
3 buste di pectina per addensare,
un coltellino affilato, una pentola, un mestolo, un piccolissimo spremiagrumi, alcuni vasetti.
Procedimento: sgranare le melagrane, raccogliendo i chicchi in una terrina e buttando le bucce nella raccolta differenziata.
Tagliare i chicchi col coltellino, separare il nocciolino, spremere le due metà del chicco con lo spremiagrumi, raccogliendo il succo nella pentola.
Spremuti tutti i chicchi (ci vuole il suo tempo, ma, si sa, col tempo e la pazienza....) unire tutti gli ingredienti e far bollire tre minuti per ogni 900 gr. di succo raccolto.
Mettendo i chicchi nella centrifuga si guadagna tempo....
.....se qualcuno ha voglia di provare......il divertimento è garantito e poi, con i formaggi piccanti...sentirete!!!.
lunedì 11 ottobre 2010
vespasiano (ad Ostia antica)

"ma se alle Vespe, secondo la leggenda africana narrata da Senza, a causa del "girovita" stretto della VITA, sono inibite le gioie della riproduzione (...anche quelle dell'Amore?), - domanda "esistenziale" di Deli - come si è perpetuata la specie fino ai giorni nostri?"
Certo Senza, nella sua risposta "possibile" non ha voluto collocare nel luogo illustrato in questa immagine la location degli incontri ...
Anche se, a ben pensare, è forse nell'ambientazione attuale, adottata per la soddisfazione dei bisogni primari, che l'uomo moderno trova quell'atmosfera di serenità che favorisce il fluire dei pensieri e consente di trovare le risposte ai grandi quesiti della vita.
Dall'infinito al finito, dall'interno all'esterno, dal piccolo al grande....il corpo si libera e la mente si libra....Son pensieri.....
sabato 9 ottobre 2010
Nel silenzio del pomeriggio un ronzio impazzito, una vibrazione acuta che si trasmette al vetro della finestra rompe la quiete. Una vespa muraria ha fatto il nido nell’interstizio tra lo stipite e l’anta della finestra, costruendo l’anfora di creta che la proteggerà per l’inverno. Pare che queste vespe costruiscano pazientemente le loro abitazioni con terra e saliva come collante, in posti riparati. Ma che riuscissero a costruire in un posto così riparato, lo trovo quasi incredibile.
Curiosando in rete ho poi scoperto questa bella fiaba africana, da raccontare magari nei pomeriggi in giardino, ai nipotini…

A sera inoltrata una donna stava pestando la manioca sotto la veranda della sua casa. Sotto il tetto una vespa aveva costruito il suo nido.
Nel fervore del lavoro la donna spinse troppo in alto il pestello e toccò il nido della vespa. Questa si rizzò sulle gambe, batté le ali e si buttò come un proiettile sulla schiena della donna infiggendovi il suo pungiglione.
La donna mandò un grido e, abbandonando il pestello, fuggì via. Il pestello cadde su una brocca d’acqua e la mandò in frantumi. L’acqua si sparse sul pavimento e si infilò nella tana d’un serpente che stava riposando. Il serpente, temendo un’inondazione, corse alla foresta e s’arrampicò sulla pianta più alta.
Lassù una scimmia stava dormendo. Svegliata dal rumore del serpente, fece un balzo e fuggì via sulle cime degli alberi. Ma sotto il suo peso un ramo secco si schiantò e cadde diritto sulla groppa d’un elefante.
Costui scosse con violenza le orecchie e senza voltarsi indietro, fuggì. Giunto sulla riva d’uno stagno, pestò la zampa d’una rana che gracidò per il dolore. I galli del villaggio, sentita la rana, si misero a cantare.
Allora gli uomini balzarono dai giacigli, presero le zappe e corsero nei campi a lavorare. Lavorarono di buona lena, lavorarono un’ora, due ore … ma il sole non spuntava mai. Finalmente capirono d’essersi alzati troppo presto.
Allora tornarono a casa e domandarono ai galli:
“Perché avete cantato fuori orario così presto?”
I galli risposero: “Domandatelo alla rana!”
La rana si scusò dando la colpa all’elefante. Questi disse che un ramo aveva tentato d’ucciderlo e perciò era fuggito alla cieca. Il ramo diede la colpa alla scimmia. Ma la scimmia accusò il serpente di aver tentato di morderla. Il serpente proclamò la sua innocenza dicendo che era fuggito per salvarsi dall’acqua della brocca.
La brocca rotta piagnucolò: “E’ stato il pestello.”
Quello si difese dicendo: “Tutta la colpa è della donna”
Ma la donna mostrò il gonfiore provocato sulla sua schiena dal pungiglione della vespa.
Finalmente la vespa indicò il suo nido e spiegò che aveva dovuto difenderlo dal bastone della donna.
Gli uomini constatarono che il nido era intatto e giudicarono la vespa colpevole per eccesso di difesa. Quindi fu arrestata e portata davanti al tribunale di Dio.
Il Signore ascoltò con pazienza le accuse e la difesa e infine condannò la vespa alla pena più grande che potesse darle.
Legò ai fianchi di lei una cordicella sottile e pronunciò la maledizione: “Non avrai più figli in eterno!”.
La cordicella penetrò nei fianchi della vespa fino a dividere il suo corpo in due ventri. Per questo la vespa muraria non può generare figli.
Curiosando in rete ho poi scoperto questa bella fiaba africana, da raccontare magari nei pomeriggi in giardino, ai nipotini…
A sera inoltrata una donna stava pestando la manioca sotto la veranda della sua casa. Sotto il tetto una vespa aveva costruito il suo nido.
Nel fervore del lavoro la donna spinse troppo in alto il pestello e toccò il nido della vespa. Questa si rizzò sulle gambe, batté le ali e si buttò come un proiettile sulla schiena della donna infiggendovi il suo pungiglione.
La donna mandò un grido e, abbandonando il pestello, fuggì via. Il pestello cadde su una brocca d’acqua e la mandò in frantumi. L’acqua si sparse sul pavimento e si infilò nella tana d’un serpente che stava riposando. Il serpente, temendo un’inondazione, corse alla foresta e s’arrampicò sulla pianta più alta.
Lassù una scimmia stava dormendo. Svegliata dal rumore del serpente, fece un balzo e fuggì via sulle cime degli alberi. Ma sotto il suo peso un ramo secco si schiantò e cadde diritto sulla groppa d’un elefante.
Costui scosse con violenza le orecchie e senza voltarsi indietro, fuggì. Giunto sulla riva d’uno stagno, pestò la zampa d’una rana che gracidò per il dolore. I galli del villaggio, sentita la rana, si misero a cantare.
Allora gli uomini balzarono dai giacigli, presero le zappe e corsero nei campi a lavorare. Lavorarono di buona lena, lavorarono un’ora, due ore … ma il sole non spuntava mai. Finalmente capirono d’essersi alzati troppo presto.
Allora tornarono a casa e domandarono ai galli:
“Perché avete cantato fuori orario così presto?”
I galli risposero: “Domandatelo alla rana!”
La rana si scusò dando la colpa all’elefante. Questi disse che un ramo aveva tentato d’ucciderlo e perciò era fuggito alla cieca. Il ramo diede la colpa alla scimmia. Ma la scimmia accusò il serpente di aver tentato di morderla. Il serpente proclamò la sua innocenza dicendo che era fuggito per salvarsi dall’acqua della brocca.
La brocca rotta piagnucolò: “E’ stato il pestello.”
Quello si difese dicendo: “Tutta la colpa è della donna”
Ma la donna mostrò il gonfiore provocato sulla sua schiena dal pungiglione della vespa.
Finalmente la vespa indicò il suo nido e spiegò che aveva dovuto difenderlo dal bastone della donna.
Gli uomini constatarono che il nido era intatto e giudicarono la vespa colpevole per eccesso di difesa. Quindi fu arrestata e portata davanti al tribunale di Dio.
Il Signore ascoltò con pazienza le accuse e la difesa e infine condannò la vespa alla pena più grande che potesse darle.
Legò ai fianchi di lei una cordicella sottile e pronunciò la maledizione: “Non avrai più figli in eterno!”.
La cordicella penetrò nei fianchi della vespa fino a dividere il suo corpo in due ventri. Per questo la vespa muraria non può generare figli.
sabato 2 ottobre 2010
...da "le cronache dal giardino"......
...una parte del mondo che conosciamo è nato il
12 settembre 2010 con un grande BIG BANG nel giardino....
......dal BIG BANG prese vita la Griglia Cosmica.
Non c'era un "brodo primordiale", solo qualche colatura di grasso sull'erba...
Il Grande Teatro della Vita aveva due palcoscenici:
1) quello del fuoco.......
La prima ora il Grande Cuoco disse. "sia il fuoco" ed il fuoco fu...la seconda ora venne raccolta la brace e fu distesa sotto la griglia.....
la terza ora la grigliata era pronta e fu distribuita a tutte le genti....
2) quello dell'acqua (si fa per dire)....
...dalle fontane zampillavano merlot, tocai, pinot e prosecco.... tutti potevano attingere, come alle famose nozze di Cana.....Bacco si aggirava benedicente fra la folla, qualcuno lo ha visto.
Il giardino trovò modo di stupire, infatti, in un angolo, c'era un albero carico di salami all'aglio artigianali, sembrava un altarino.
Ex voto? forse. Alcuni personaggi, brandendo coltello e tagliere, officiavano uno strano rito....
Il personaggio che indossa il cappello da cow boy è il papà di Bossi (pardon, il proprietario...)
In fondo, sotto l'albero con la stampella emulo della Giardiniera, i musici, i menestrelli ed i giullari.
Nel giardino, infatti, non ci facciamo mancare nulla.
...alla prossima....
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