Oggi a V. è sbocciato un primo fiore di albicocco. A mille metri. Allora sono andato a vedere la fioritura del ciliegio dell'anno scorso, ad aprile.
Ma poi mi sono detto, vuoi vedere che lì, nel GiardinoDiLino, in pianura, il CiliegioDiLino è già in fiore?
Visualizzazione post con etichetta Senza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Senza. Mostra tutti i post
sabato 26 marzo 2016
giovedì 21 gennaio 2016
L'Albero del Fuoco
A gennaio fa un freddo cane.
Neanche l'Albero del Fuoco (ignis lignis), con tutte le
sue fiammelle accese riesce a riscaldare l'aria tersa ma gelida.
Anche questo
dev'essere un segno dei tempi...
lunedì 28 dicembre 2015
fiori di Natale
Ecco, è appena trascorso il Natale.
In bassa montagna, a millemetri,
sulla ripida rampa esposta al sole,
tra incredibili steli di erba nuova,
si vedono
le violette,
la magnifica pervinca
e questi fiori gialli, che se
fosse gennaio, direi si potrebbero chiamare primule,
ma visto che siamo ancora a
dicembre, altro non sono che belle tardule...
venerdì 3 febbraio 2012
Il Bossi fa la guardia...
Questo Giardinodilino è da troppo tempo
abbandonato. Chissà chi ci passa. Gente poco raccomandabile? Di questo non c’è
da temere, ho trovato l’armatura per il Bossi, che così farà meglio la guardia…
Ma non deve essere un luogo da proteggere, il
giardino non deve “tenere fuori”, deve “chiamare dentro”! Verrà la bella
stagione, ne sono sicuro.
Intanto, chi passa, dica la sua.
sabato 17 settembre 2011
Un po' d'ombra
E’ bello potersi sedere in questo posto, nel caldo di quest’estate
ormai secca, e riposare gli occhi e la mente senza dire quasi niente.
C’è
silenzio, si sentono gli alberi crescere.
Sul legno riarso dal sole, impronte di insetti fantastici, di ali stese a vana protezione di venature ondulate, percorse da linfa dorata. Volati via o inchiodati dai raggi impietosi?
Fuori, un casino.
Letteralmente.
Grazie per questo riparo.
domenica 1 maggio 2011
Primo Maggio
E' il Primo giorno del dì di Maggio
Lenta e incerta la mostruosa tartaruga del progresso , mimetizzata tra le rocce, risale inesorabile la china.
In cielo appare un'esortazione
!!!
La via è perigliosa e densa d'insidie.
... La pastorella, assediata dalle tartarughe del progresso e dai pesci rossi del primo maggio, cerca pretesto per improbabili scappatoie.
Invano.
giovedì 10 marzo 2011
Orme
domenica 20 febbraio 2011
sabato 9 ottobre 2010
Nel silenzio del pomeriggio un ronzio impazzito, una vibrazione acuta che si trasmette al vetro della finestra rompe la quiete. Una vespa muraria ha fatto il nido nell’interstizio tra lo stipite e l’anta della finestra, costruendo l’anfora di creta che la proteggerà per l’inverno. Pare che queste vespe costruiscano pazientemente le loro abitazioni con terra e saliva come collante, in posti riparati. Ma che riuscissero a costruire in un posto così riparato, lo trovo quasi incredibile.
Curiosando in rete ho poi scoperto questa bella fiaba africana, da raccontare magari nei pomeriggi in giardino, ai nipotini…

A sera inoltrata una donna stava pestando la manioca sotto la veranda della sua casa. Sotto il tetto una vespa aveva costruito il suo nido.
Nel fervore del lavoro la donna spinse troppo in alto il pestello e toccò il nido della vespa. Questa si rizzò sulle gambe, batté le ali e si buttò come un proiettile sulla schiena della donna infiggendovi il suo pungiglione.
La donna mandò un grido e, abbandonando il pestello, fuggì via. Il pestello cadde su una brocca d’acqua e la mandò in frantumi. L’acqua si sparse sul pavimento e si infilò nella tana d’un serpente che stava riposando. Il serpente, temendo un’inondazione, corse alla foresta e s’arrampicò sulla pianta più alta.
Lassù una scimmia stava dormendo. Svegliata dal rumore del serpente, fece un balzo e fuggì via sulle cime degli alberi. Ma sotto il suo peso un ramo secco si schiantò e cadde diritto sulla groppa d’un elefante.
Costui scosse con violenza le orecchie e senza voltarsi indietro, fuggì. Giunto sulla riva d’uno stagno, pestò la zampa d’una rana che gracidò per il dolore. I galli del villaggio, sentita la rana, si misero a cantare.
Allora gli uomini balzarono dai giacigli, presero le zappe e corsero nei campi a lavorare. Lavorarono di buona lena, lavorarono un’ora, due ore … ma il sole non spuntava mai. Finalmente capirono d’essersi alzati troppo presto.
Allora tornarono a casa e domandarono ai galli:
“Perché avete cantato fuori orario così presto?”
I galli risposero: “Domandatelo alla rana!”
La rana si scusò dando la colpa all’elefante. Questi disse che un ramo aveva tentato d’ucciderlo e perciò era fuggito alla cieca. Il ramo diede la colpa alla scimmia. Ma la scimmia accusò il serpente di aver tentato di morderla. Il serpente proclamò la sua innocenza dicendo che era fuggito per salvarsi dall’acqua della brocca.
La brocca rotta piagnucolò: “E’ stato il pestello.”
Quello si difese dicendo: “Tutta la colpa è della donna”
Ma la donna mostrò il gonfiore provocato sulla sua schiena dal pungiglione della vespa.
Finalmente la vespa indicò il suo nido e spiegò che aveva dovuto difenderlo dal bastone della donna.
Gli uomini constatarono che il nido era intatto e giudicarono la vespa colpevole per eccesso di difesa. Quindi fu arrestata e portata davanti al tribunale di Dio.
Il Signore ascoltò con pazienza le accuse e la difesa e infine condannò la vespa alla pena più grande che potesse darle.
Legò ai fianchi di lei una cordicella sottile e pronunciò la maledizione: “Non avrai più figli in eterno!”.
La cordicella penetrò nei fianchi della vespa fino a dividere il suo corpo in due ventri. Per questo la vespa muraria non può generare figli.
Curiosando in rete ho poi scoperto questa bella fiaba africana, da raccontare magari nei pomeriggi in giardino, ai nipotini…
A sera inoltrata una donna stava pestando la manioca sotto la veranda della sua casa. Sotto il tetto una vespa aveva costruito il suo nido.
Nel fervore del lavoro la donna spinse troppo in alto il pestello e toccò il nido della vespa. Questa si rizzò sulle gambe, batté le ali e si buttò come un proiettile sulla schiena della donna infiggendovi il suo pungiglione.
La donna mandò un grido e, abbandonando il pestello, fuggì via. Il pestello cadde su una brocca d’acqua e la mandò in frantumi. L’acqua si sparse sul pavimento e si infilò nella tana d’un serpente che stava riposando. Il serpente, temendo un’inondazione, corse alla foresta e s’arrampicò sulla pianta più alta.
Lassù una scimmia stava dormendo. Svegliata dal rumore del serpente, fece un balzo e fuggì via sulle cime degli alberi. Ma sotto il suo peso un ramo secco si schiantò e cadde diritto sulla groppa d’un elefante.
Costui scosse con violenza le orecchie e senza voltarsi indietro, fuggì. Giunto sulla riva d’uno stagno, pestò la zampa d’una rana che gracidò per il dolore. I galli del villaggio, sentita la rana, si misero a cantare.
Allora gli uomini balzarono dai giacigli, presero le zappe e corsero nei campi a lavorare. Lavorarono di buona lena, lavorarono un’ora, due ore … ma il sole non spuntava mai. Finalmente capirono d’essersi alzati troppo presto.
Allora tornarono a casa e domandarono ai galli:
“Perché avete cantato fuori orario così presto?”
I galli risposero: “Domandatelo alla rana!”
La rana si scusò dando la colpa all’elefante. Questi disse che un ramo aveva tentato d’ucciderlo e perciò era fuggito alla cieca. Il ramo diede la colpa alla scimmia. Ma la scimmia accusò il serpente di aver tentato di morderla. Il serpente proclamò la sua innocenza dicendo che era fuggito per salvarsi dall’acqua della brocca.
La brocca rotta piagnucolò: “E’ stato il pestello.”
Quello si difese dicendo: “Tutta la colpa è della donna”
Ma la donna mostrò il gonfiore provocato sulla sua schiena dal pungiglione della vespa.
Finalmente la vespa indicò il suo nido e spiegò che aveva dovuto difenderlo dal bastone della donna.
Gli uomini constatarono che il nido era intatto e giudicarono la vespa colpevole per eccesso di difesa. Quindi fu arrestata e portata davanti al tribunale di Dio.
Il Signore ascoltò con pazienza le accuse e la difesa e infine condannò la vespa alla pena più grande che potesse darle.
Legò ai fianchi di lei una cordicella sottile e pronunciò la maledizione: “Non avrai più figli in eterno!”.
La cordicella penetrò nei fianchi della vespa fino a dividere il suo corpo in due ventri. Per questo la vespa muraria non può generare figli.
venerdì 3 settembre 2010
In fondo alla Voragine
Cosa c’è in fondo alla voraginosa voragine del GiardinodiLino?
Pensa che ti pensa, arrivo alla conclusione che è meglio scendere a vedere.
E infatti, ecco che non può che esserci una pozza d’acqua riflettente,
circondata da foglie lunghe e strette come cammini.
E ancora più giù, oltre il fondo, si scorge una brughiera brulla,
ma colorata, coloratissima
che ti rimanda su, verso il cielo
Iscriviti a:
Post (Atom)










