lunedì 28 dicembre 2015

fiori di Natale



Ecco, è appena trascorso il Natale.
In bassa montagna, a millemetri, 
sulla ripida rampa esposta al sole, 
tra incredibili steli di erba nuova, 

si vedono 
 
le violette, 



la magnifica pervinca 




 e questi fiori gialli, che se fosse gennaio, direi si potrebbero chiamare primule, 


ma visto che siamo ancora a dicembre, altro non sono che belle tardule...


martedì 22 dicembre 2015

La sera del 19 dicembre 2015, nella notte di nebbia, le luci della Rodiana erano accese.


Il giorno dopo, la mattina, nella fumanela, questo era un angolo  dell'eterno Giardino di Lino.

In quel giorno abbiamo piantato il primo ciliegio.

domenica 20 dicembre 2015

Giardini


Questo è il mio mini-giardino d'inverno. In attesa che le orchidee nell'angolo decidano con calma di fiorire.
Sai Lino, oggi e ieri non mi sei quasi mai mancato. Era come se tu fossi lì, seduto su una poltrona a guardarci  sorridendo. Solo non ce l'abbiamo fatta a cantare, sarebbe stato troppo.
Poi, sul binario tre della stazione di Poggio Rusco, cui mi accompagnavi di solito, ho capito che irrimediabilmente non ci saresti più venuto, a prendermi e a portarmi. Ma lo capisco a piccole dosi, che tutto insieme è troppo.
Dicevo a uno degli amici, di quel piccolo balzo di gioia che mi sopraggiunge, quando rivedo la compagnia di Sermide. E osservavo i gesti accurati e naturali del piantare il ciliegio. Con quel parlare tra amici, tra amiche. Sorridenti e pensandoti.
Oggi mi sono ricordata anche della mia nonna quasi adottiva, Rosina. Che veniva da Cento, poco più in là del luogo in cui eravamo. Delle storie che ci raccontava. Lei che non era una nonna sdolcinata. Qualche coccola sì ogni tanto. ma soprattutto si poteva stare da lei delle ore, sfogliando riviste e osservando gli oggetti che invadevano la sua casa minuscola. Credo che io, mia sorella e mio fratello potremmo ripetere a memoria cosa c'era in quel salotto, cucina, soggiorno di forse quattro metri per cinque.  Che esploravamo e quasi studiavamo, perché ci sembrava che ogni angolo contenesse dei mondi speciali.
Era il suo sguardo protettivo su di noi, che la faceva essere un posto sicuro. Un porto, davanti ad avvenimenti che non potevamo controllare. E come avrà saputo quella volta, quella volta che ragazzini presi nei loro giochi di crescita mi avevano circondato, intrappolato in un cerchio da cui non sapevo uscire? Lei è arrivata su dalle scale del paese di lago correndo, me la ricordo con la gonna lunga e il grembiale. E sono scappati tutti, come merli scacciati.
E uno dei miei più grandi amici anche lui è nato dalle parti di Ferrara, da quelle zone lì. Oggi non mi chiedo nemmeno più come mai, i fili trasparenti che uniscono le vite, mi hanno fatto trovare una parte della mia casa girovaga proprio qui, nella bruma nebbiosa della pianura di Rodiana.
Dunque il giardino di Lino eccolo qui. Il posto porto sicuro cui tornare, costruendo amicizie senza scopo e senza parentela. Amicizie che si irradiano di persona  in persona in moto continuo. Senza che ogni volta si debba capire.