Curiosando in rete ho poi scoperto questa bella fiaba africana, da raccontare magari nei pomeriggi in giardino, ai nipotini…
A sera inoltrata una donna stava pestando la manioca sotto la veranda della sua casa. Sotto il tetto una vespa aveva costruito il suo nido.
Nel fervore del lavoro la donna spinse troppo in alto il pestello e toccò il nido della vespa. Questa si rizzò sulle gambe, batté le ali e si buttò come un proiettile sulla schiena della donna infiggendovi il suo pungiglione.
La donna mandò un grido e, abbandonando il pestello, fuggì via. Il pestello cadde su una brocca d’acqua e la mandò in frantumi. L’acqua si sparse sul pavimento e si infilò nella tana d’un serpente che stava riposando. Il serpente, temendo un’inondazione, corse alla foresta e s’arrampicò sulla pianta più alta.
Lassù una scimmia stava dormendo. Svegliata dal rumore del serpente, fece un balzo e fuggì via sulle cime degli alberi. Ma sotto il suo peso un ramo secco si schiantò e cadde diritto sulla groppa d’un elefante.
Costui scosse con violenza le orecchie e senza voltarsi indietro, fuggì. Giunto sulla riva d’uno stagno, pestò la zampa d’una rana che gracidò per il dolore. I galli del villaggio, sentita la rana, si misero a cantare.
Allora gli uomini balzarono dai giacigli, presero le zappe e corsero nei campi a lavorare. Lavorarono di buona lena, lavorarono un’ora, due ore … ma il sole non spuntava mai. Finalmente capirono d’essersi alzati troppo presto.
Allora tornarono a casa e domandarono ai galli:
“Perché avete cantato fuori orario così presto?”
I galli risposero: “Domandatelo alla rana!”
La rana si scusò dando la colpa all’elefante. Questi disse che un ramo aveva tentato d’ucciderlo e perciò era fuggito alla cieca. Il ramo diede la colpa alla scimmia. Ma la scimmia accusò il serpente di aver tentato di morderla. Il serpente proclamò la sua innocenza dicendo che era fuggito per salvarsi dall’acqua della brocca.
La brocca rotta piagnucolò: “E’ stato il pestello.”
Quello si difese dicendo: “Tutta la colpa è della donna”
Ma la donna mostrò il gonfiore provocato sulla sua schiena dal pungiglione della vespa.
Finalmente la vespa indicò il suo nido e spiegò che aveva dovuto difenderlo dal bastone della donna.
Gli uomini constatarono che il nido era intatto e giudicarono la vespa colpevole per eccesso di difesa. Quindi fu arrestata e portata davanti al tribunale di Dio.
Il Signore ascoltò con pazienza le accuse e la difesa e infine condannò la vespa alla pena più grande che potesse darle.
Legò ai fianchi di lei una cordicella sottile e pronunciò la maledizione: “Non avrai più figli in eterno!”.
La cordicella penetrò nei fianchi della vespa fino a dividere il suo corpo in due ventri. Per questo la vespa muraria non può generare figli.
ma ... scusi la domanda : allora come si riproducono "ste vespe"?
RispondiElimina(anch'io una volta ho trovato un nido così dietro un armadio) :-)
ma, non so...in appositi vespasiani, penso...;-))
RispondiEliminaSulla parete di un Vespasiano
RispondiEliminache dirvi non so
Una ignota poetica mano
una scritta tracciò:
“In mente mi viene gentil favoletta:
La Vespa Teresa avea fra l'erbetta
a volo sorpreso, vicino ad un pruno,
un tal brufoloso, chiamantesi BRUNO.
Come racconta una storia africana
aveva Teresa la vita assai stretta,
le era vietato conoscer l’Amore
per colpa d’un colpo che diede dolore.
quella di BRUNO è una storia italiana.
Guarda il paese con gli occhi di FEDE,
racconta storie e quasi ci crede.
Per soddisfare le proprie ambizioni
si genuflette davanti ai padroni.
Prova disgusto la Vespa Teresa
riconoscendo nel già chino BRUNO
di Porta a Porta il profeta a RAI 1.
Poteva fra Vespa di RAI conduttore
e Vespa Teresa nascer l’Amore?
C’è Vespa e VESPA, urla attaccando
col pungiglione rivolto all’in giù.
Da oggi BRUNO ha un brufolo in più”.
meravigliosa!!!!!!!! (di più, meravigliosissima!!!) ;-)
RispondiEliminaSignuuuuuuuuur... ho un marito poeta e non lo sapevo:)))
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